Dopo una gitarella serale alla mostra romana dell'architetto Santiago Calatrava, aperta fino al 2 settembre 2007 presso le Scuderie del Quirinale, date le numerose perplessità – ed una certa incazzatura etica – ho pensato di render pubbliche alcune considerazioni a mio avviso non marginali. Potremmo dividere l'esposizione, per ragionarci assieme, in due sezioni: la parte prettamente artistica, vero cuore dell'esposizione, e la saletta, accessibile gratuitamente dall'atrio, dedicata alla presentazione ai cittadini della futura cittadella dello Sport dell'Università Roma Due "Tor Vergata".
Non approfondiremo molto la prima parte: l'arte risponde ad altre logiche rispetto alla critica e, soprattutto, all'analisi architettonica. Quanto esposto è un insieme di affascinanti giochi statici (fig. 1), legati a disegni di movimenti, organi e torsioni umane, il tutto concluso con un filmato sul lato "emozionale" dell'architettura dell'architetto spagnolo. Fin qui si è dunque nella sfera delle sensazioni e la libertà è pressoché assoluta. Il titolo dell'esposizione però recita "Dalle forme all'architettura", facendo entrare in gioco la disciplina architettonica che è in primis arte di costruire e di sopperire a necessità. Sembrerebbe che Santiago Calatrava voglia invertire il processo forzando un procedimento logico al proprio gioco (come visitatori chiedetevi se le sculture sono, a vostro avviso, conseguenti all'idea fissata sul disegno; non potrebbe essere viceversa?).
I dubbi finora sorti aumentano nella seconda sezione. La prima domanda che viene spontanea è: qual è l'obiettivo di mostrare un progetto? Esplicarne i punti cardine, render chiari dunque i fini perseguiti ed i ragionamenti che vi stanno dietro. L'allestimento di questa piccola sezione conta due plastici ben fatti (quasi sculture, dato anche il fascino delle forme proposte) ed un filmato a volo d'uccello – rapace (certe picchiate!) – in sottofondo I pini di Roma di Respighi (fig. 2). Totalmente assenti planimetria, sezioni, piante, dati. Non certo grave il tono con cui si espone il progetto (ormai trasversale a tutte le discipline), inconcepibile però la carenza di elaborati, che ne permetterebbero la valutazione, cosa che rende la piccola mostra di fatto inutile*.
Escludendo a priori una possibile noncuranza o la mancanza di spazio – nonostante la saletta sia risicata permetterebbe l'esposizione di molte tavole – potremmo additare la mancanza di cui sopra a due ragioni: mediocrità del progetto o presunzione di avere un pubblico inesperto.
A favore della prima ipotesi potremmo guardare all'anacronistica composizione del progetto, di littoriana memoria (non ricercata coincidenza vuole che Edoardo Salli, sul Corriere della Sera, associ il nome di Piacentini alla composizione del nuovo complesso), senza contare la mancanza di documentazione riguardo gli interventi "collaterali" (e cardine di un progetto di qualità), quali parcheggi, servizi, collegamenti col GRA.
Se invece qualche voce smentisse quanto sopra – e lo spero per Roma ed i suoi cittadini – allora sussiste un altro problema, grave male dell'architettura: la comunicazione col pubblico. Parlo di grave male in quanto se i progettisti continuano a dare elaborati omogeneizzati alla cittadinanza, invece di ricercare espedienti narrativi che stimolino il comune visitatore a capire e non subire – ma il pubblico vuol capire? –, omettendo volutamente e sistematicamente i dati fondamentali della rappresentazione architettonica – ombra forse di un elitarismo radicato? –, perpetuano dunque l'ignoranza sulla nostra disciplina già quasi sempre assente dai mezzi d'informazione, provocando così quel distacco tra ambiente professionale ed opinione pubblica che porta alla paralisi della buona architettura, a favore di quella "da copertina".
* naturalmente, per la presentazione del progetto al sindaco Walter Veltroni ed all'accondiscendente stampa, in Campidoglio, il plastico complessivo c'era... (fig. 3)

fig. 1 – scultura di S. Calatrava (fonte faculty.philau.edu)

fig. 2 – fotogramma del filmato, prospettiva a volo d'uccello dell'area
(fonte www.repubblica.it)

fig. 3 – plastico dell'area presentato in Campidoglio (fonte mommo79.spaces.live.com)